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28 febbraio: Italia Padronale

Italia Padronale - #ognimaledettogiorno

“Siamo in guerra”, sempre e comunque. Altri dissidenti pentastellati messi alla porta. “Via i parassiti”. Ogniqualvolta succede qualcosa all’interno del Movimento della rappresentanza diretta dei cittadini, vince la ragione collettiva (presunta), quella suprema e inappellabile. Così il reato di opinione diventa deviazionismo dall’ortodossia religiosa codificata dalla liturgia delle alte gerarchie. Il dissidente è una spia, viene messo alla gogna nella Pravda fatta blog e poi epurato.

La vicenda delle espulsioni dal Movimento 5 Stelle avrà delle ripercussioni nel destino della formazione politica pentastellata, ma apre riflessioni amare e condivisibili sulla natura del paese e dei suoi abitanti, gli italiani.

L’Italia è destinata ad essere fatalmente attratta dai partiti padronali, soprattutto nei momenti più intensi della sua storia. Dopo 20 anni di telecrazia berlusconiana in un’Italia a direzione padronale la “ribellione” ha prodotto “un partito ancora più padronale degli altri, dove il proprietario ha addirittura depositato il marchio alla camera di commercio e il partito gli serve anche […] per vendere pubblicità sul blog, sempre di sua proprietà.”  (Curzio Maltese su Repubblica 27 feb 2014)

Montanelli, uno che l’Italia l’ha vista crescere, diceva che il paese è “sempre disposto ad acclamare un tenore”. Non sarà forse arrivato il momento di cambiare idea?

Tullio Filippone  @TG_Filippone

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19 Febbraio: Grillo Ponzio Pilato

La Rai responsabile del declino del paese” e via una serie di berci, attacchi e accuse. Giuseppe Piero Grillo, in arte Beppe, ha battezzato a modo suo il Festival di San Remo davanti al teatro Ariston. Dopo un tam tam di 2 giorni sulla partecipazione del comico/capo, lo show in salsa populista è arrivato e ha giovato ad un Festival sonnolento se non per alcuni momenti apicali, come la protesta inscenata da due operai che rischiano di perdere il lavoro magistralmente gestita da Fazio.  

Che la Rai sia il migliore dei mondi possibili non lo direbbero neanche i giornalisti che nella storia si sono avvicendati in quota politica nella grande macchina lottizzata, secondo la celeberrima e prima definizione che coniò il maestro di giornalismo di Alberto Ronchey. Eppure dire che il servizio pubblico sia il male assoluto del paese e che i giornalisti italiani mistifichino la realtà ha qualcosa di grottesco e insolito per una democrazia. 

 

Quegli stessi giornalisti anche questa volta amplificavano il messaggio di Grillo che ne sentiva provocatoriamente “il cattivo alito”. Mamma Rai ha invece ospitato parecchi scketch del comico vulcanico.

Eppure, andando dritti al punto, alcune critiche alla Rai sono legittime: lottizzazione, censure, bilanci in rosso, sprechi, scarsi meccanismi di responsabilità tra i dirigenti e il fatturato. Ancora una volta si sbaglia nel metodo. Del discorso politico del leader/federatore del M5S resterà ancora una volta il turpiloquoio e il rutto retorico, mentre non si vedono le proposte.

Esatto, le proposte. Perché i problemi si risolvono con le proposte, quelle razionali e realizzabili. E perché, in fondo, dal febbraio 2013 Grillo, Casaleggio e il Movimento hanno fatto come Ponzio Pilato, hanno protestato in modo veemente, spesso giustificato, ma poi, quando si trattava di metterci la faccia, se ne sono lavati le mani per non sporcarle con la politica. Eppure la risposta può essere solo politica, il dibattito nell’agorà pubblica alla ricerca della soluzione.

Qualche volta il “popolo del web” ne ha bocciato la linea e domani per esempio il comico dovrà salire al Quirinale che voleva silurare con l’impeachment per le consultazioni. Altre volte quel popolo ha rovesciato contro il potere costituito gli orwelliani “minuti di odio” figli della rabbia (comprensibile) e degli istinti più bassi. Ma servono soluzioni, proposte, mani oneste che si “sporcano” nella politica. Il momento della protesta ha rotto gli indugi, ma è finito da febbraio 2013.   

Tullio Filippone @TG_Filippone

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15 Gennaio: “Grilleggio” e la base: “je t’aime, moi non plus”

Grillo è sintonia con la pancia del degli italiani, Casaleggio dialoga con la base del Movimento. Entrambi sono i leader del “paese reale”. Macchè!

Un anno di dissidenti; poi il caso Sardegna, dove le fronde interne hanno portato il padre-padrone a non concedere il cognome di famiglia, ovvero l’autorizzazione a concorrere alle regionali come Movimento 5 Stelle; infine l’ultima consultazione interna che boccia il reato di clandestinità picconano e sconfessano il leader e federatore dei cittadini pentastellati.

Il partito di protesta più importante della storia sta sfuggendo di mano ai suoi leader, o meglio i fatti dimostrano che un partito non è mai esistito. Internet non ha, né vuole padroni. Ebbene, la legge divina dei profeti della rivoluzione a 5 Stelle vale anche per i suoi profeti. La storia ha dimostrato che nessuna associazione umana d’intenti, una Chiesa, una squadra, una nazione o un partito, possono di un coagulante di pane e protesta contro il sistema costituito e sull’autorità di un padre severo che sa sempre cos’è meglio per i suoi figli.

Con il voto no al reato dell’immigrazione clandestina crollano anche quelle certezze “scientifiche” o ipotetiche sullo spostamento a destra del Movimento. Se, i flussi elettorali in entrata, soprattutto al nord provenivano dalla Lega e in generale dal Centrodestra, giustificando una rincorsa verso i temi della sicurezza e dell’immigrazione, il voto di ieri mette in discussione ogni strategia di avvicinamento verso quell’area dello scacchiere politico.

La lettura però è intuitiva, qualcosa tra la premiata ditta “Grilleggio” e la base si sta incrinando, Insomma Je t’aime, moi non plus.

@TG_Filippone

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