Archivio mensile:marzo 2014

Caro Piddino, spera solo che Tsipras prenda tanti voti.

Ieri sera avevo un dubbio che proprio non mi faceva dormire, e che allora ho esternato sul gruppo facebook Briciole Politiche.

Insomma, ultimamente mi è capitato di leggere di sinistroidi, liberali, renziani et fauna simile che durante le ultime settimane, spinti dal sacro fuoco delle larghe intese, hanno sparato a zero su Tsipras, o meglio, sulla parte della sinistra che ha deciso di votare alle europee per la sua lista, senza sapere una cippa delle sue proposte. Ma la cosa ancora più agghiacciante è che ora che finalmente il PD è entrato nel PSE, si invoca in maniera molto inquietante all’unità della sinistra (come dei veri sovietici! non erano il modello da sradicare?), senza sapere un minimo chi cavoli sia Martin Schulz e cosa vuole per l’Europa del futuro. Invece no, ci si limita a votare il PSE solo perché lo dice il PD? O meglio, solo perche’ il PD è dentro il PSE? Se si continuerà a ragionionare in termini nazionali per votare alle europee, beh, allora non andiamo da nessua parte, l’Europa non la cambiamo, e quindi non miglioriamo anche l’Italia. Queste elezioni saranno quelle che potranno abbattere l’Europa dell’austerity, cambiare rotta all’Unione, se si dovesse davvero concretizzare l’escamotage della “scelta popolare” del candidato alla Commissione. Mentre al Parlamento Europeo le larghe intese fin’ora hanno fatto grandi danni. Un PSE vincente al PE potrà cambiare l’Europa solo con una maggioranza in cui entrerà anche il PEL. Quindi c’è solo da sperare che Tsipras prenda molti voti. Perché le larghe intese à l’italienne, un po’ democristiane ed un pò’ ipocrite, in Europa hanno lasciato campo libero al PPE. È guardate dove stiamo ora.

Scadere nelle larghe intese anche a Strasburgo comperterà votare le normative assieme al PPE, la cui punta di diamante/candidato è il lussemburghese Junker, già presidente dell’Eurogruppo e campione dell’austerity.

Ed intanto nel PD del “”nuovo”” corso si fanno patti della crostata con Berlusconi e si spara merda sull’altra sinistra. Bravi così, belli, e socialdemocratici, soprattutto.

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02 marzo: Crimea, è guerra o no?

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Quella di oggi non è una riflessione, ma una domanda. Una richiesta di chiarimento. Da completo profano della materia delle relazioni internazionali, infatti, ho proprio bisogno di un chiarimento.

Quando capita, butto un occhio attento sull’evolversi della vicenda russo-ucraina, che vede come suo nuovo teatro principale quello della penisola della Crimea. Ciò che non capisco è come si possa definire ciò che sta accadendo.

Leggo da più parti che ieri la Camera Alta del parlamento russo ha autorizzato Putin all’uso dell’esercito nel territorio ucraino della Crimea e che già sono presenti su quel territorio migliaia di soldati russi. Putin ha del resto rivendicato il diritto di difendere i propri interessi ed i cittadini russofoni in Crimea. Pare che la BBC abbia ripreso dei soldati russi scavare sull’istmo che collega la Crimea all’Ucraina, come si può vedere nella foto qui sopra (non starebbero esattamente piantando patate, ecco).

Ne deduco, da lettore, che si sia sull’orlo di una guerra. Calda, anziché fredda.

Poi però leggo anche che John Kerry, non più tardi di qualche ora fa, risponde con la minaccia di non partecipare al prossimo G8 di Sochi, bloccare visti e così via e leggo inoltre questo, il comunicato ufficiale della Farnesina, che ho qualche difficoltà ad interpretare correttamente.

Insomma, quello che sta accadendo in Crimea (e non so come si sia evoluta la situazione mentre sto scrivendo queste poche righe) la possiamo, la dobbiamo chiamare guerra? E gli attori internazionali devono o no comportarsi come ci si comporta davanti ad una guerra?

Francesco Pignotti    @FrancescoPigno

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