19 Febbraio: Grillo Ponzio Pilato

La Rai responsabile del declino del paese” e via una serie di berci, attacchi e accuse. Giuseppe Piero Grillo, in arte Beppe, ha battezzato a modo suo il Festival di San Remo davanti al teatro Ariston. Dopo un tam tam di 2 giorni sulla partecipazione del comico/capo, lo show in salsa populista è arrivato e ha giovato ad un Festival sonnolento se non per alcuni momenti apicali, come la protesta inscenata da due operai che rischiano di perdere il lavoro magistralmente gestita da Fazio.  

Che la Rai sia il migliore dei mondi possibili non lo direbbero neanche i giornalisti che nella storia si sono avvicendati in quota politica nella grande macchina lottizzata, secondo la celeberrima e prima definizione che coniò il maestro di giornalismo di Alberto Ronchey. Eppure dire che il servizio pubblico sia il male assoluto del paese e che i giornalisti italiani mistifichino la realtà ha qualcosa di grottesco e insolito per una democrazia. 

 

Quegli stessi giornalisti anche questa volta amplificavano il messaggio di Grillo che ne sentiva provocatoriamente “il cattivo alito”. Mamma Rai ha invece ospitato parecchi scketch del comico vulcanico.

Eppure, andando dritti al punto, alcune critiche alla Rai sono legittime: lottizzazione, censure, bilanci in rosso, sprechi, scarsi meccanismi di responsabilità tra i dirigenti e il fatturato. Ancora una volta si sbaglia nel metodo. Del discorso politico del leader/federatore del M5S resterà ancora una volta il turpiloquoio e il rutto retorico, mentre non si vedono le proposte.

Esatto, le proposte. Perché i problemi si risolvono con le proposte, quelle razionali e realizzabili. E perché, in fondo, dal febbraio 2013 Grillo, Casaleggio e il Movimento hanno fatto come Ponzio Pilato, hanno protestato in modo veemente, spesso giustificato, ma poi, quando si trattava di metterci la faccia, se ne sono lavati le mani per non sporcarle con la politica. Eppure la risposta può essere solo politica, il dibattito nell’agorà pubblica alla ricerca della soluzione.

Qualche volta il “popolo del web” ne ha bocciato la linea e domani per esempio il comico dovrà salire al Quirinale che voleva silurare con l’impeachment per le consultazioni. Altre volte quel popolo ha rovesciato contro il potere costituito gli orwelliani “minuti di odio” figli della rabbia (comprensibile) e degli istinti più bassi. Ma servono soluzioni, proposte, mani oneste che si “sporcano” nella politica. Il momento della protesta ha rotto gli indugi, ma è finito da febbraio 2013.   

Tullio Filippone @TG_Filippone

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