08 febbraio: bene l’Electrolux, ma adesso parliamo di agire democratico europeo!

La partita dell’Electrolux è stata vinta, grazie alla determinazione dei lavoratori, all’impegno dei sindacati e della politica, in primis quello della governatrice Debora Serracchiani.

Bene, anzi benissimo, ma a quando la prossima Electrolux? A quando il prossimo, triste caso? Non tarderà ad arrivare, potete starne ben certi. Qualche giorno fa qualche amico mi ha suggerito questo articolo; sono riuscito a leggerlo solo ieri, ma ne condivido l’impostazione. Si parla di agire democratico europeo in questo articolo, un qualcosa cioè che drammaticamente manca, è assente.

Dio solo sa quanto provvidenziale sia stato per il nostro continente il processo di apertura e liberalizzazione dei mercati; quanto provvidenziali siano stati la concorrenza, la libera circolazione delle merci e delle persone, la moneta unica (a quei presunti economisti che auspicano l’uscita dall’euro per riappropriarsi della sovranità monetaria e stampare moneta consiglio di dare una veloce occhiata alla situazione dell’Argentina, praticamente di nuovo in default). Ma ciò di cui adesso siamo in difetto, accanto a questo agire economico di livello europeo, è un agire democratico di livello europeo: il libero mercato e la concorrenza sono punti irrinunciabili, ma altrettanto lo è una politica democratica forte ed efficace, come il caso italiano dell’Electrolux ha dimostrato. Perché altrimenti la democrazia risulta svuotata.

Non sarà più possibile risolvere le “prossime Electrolux” esclusivamente su un piano politico democratico nazionale, è semplicemente impensabile ed impossibile; occorre un agire democratico forte a livello europeo. Se tuttavia è facile parlare genericamente di Stati Uniti d’Europa, più complesso appare intraprendere la strada di questo agire democratico europeo, dal momento che, come segnalato nell’articolo, manca banalmente, ad esempio, “un comune substrato linguistico, simbolico, una comunanza assoluta di interessi strategici”, un problema che io avverto enormemente. Chiedo allora ai partiti, alle forze politiche, a chi di loro è interessato e ci crede davvero (insomma … al PD …!), ma anche a tutti noi, di parlare di Europa, di affrontare il problema, di raccontarci come immaginiamo una politica democratica europea. Perché mi rifiuto di credere che il volto politico dell’integrazione economica europea sia il tecnicismo spoliticizzato.

Francesco Pignotti   @FrancescoPigno

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