05 febbraio: condanniamo il M5S all’inutilità

In Italia i flussi di voto tra aree politiche e/o coalizioni sono sempre stati abbastanza contenuti, anche nel corso della “seconda repubblica”. Non si è mai vista un’elevata percentuale di elettori che avevano votato per una coalizione di una determinata area politica votare per un’altra alle elezioni successive.

Ciò che invece molto spesso si è registrato sono consistenti percentuali di elettori di una coalizione o area politica decidere di astenersi alle elezioni successive o, viceversa, percentuali di astenuti decidere di tornare a votare. Insomma, i passaggi diretti da una coalizione o area politica all’altra sono sempre stati meno rilevanti ed influenti del passaggio tra voto e astensione.

E’ possibile che improvvisamente nel 2013 sia cambiato tutto? E’ possibile cioè che così rilevanti percentuali di elettori di due coalizioni (centrodestra e centrosinistra) abbiano deciso di votare qualcos’altro, un altro partito? Evidentemente sì, perché pare sia successo. Ma se si presta attenzione alle dinamiche di cui scrivevo sopra – e se queste sono ancora valide-, si può allora in un certo senso considerare il M5S come una forma di astensione. Sì, ecco la banalità del 05 febbraio: per molti votare M5S è (quasi) equivalso ad astenersi. Solo che invece di non recarsi alle urne, quegli elettori stavolta hanno deciso di lanciare un segnale forte ai partiti “tradizionali”. Ecco perché le reazioni di molti all’indomani del voto di febbraio – tese a criminalizzare l’elettorato grillino – mi sembravano sbagliate e controproducenti. Non serviva sparare sull’elettore del M5S, ma convincerlo che una valida alternativa esiste ed è credibile.

Gli eletti del M5S, privi di qualsivoglia reale progetto per il paese, hanno rappresentato una sirena d’allarme: utile, finché c’era da segnalare ai partiti quale fosse il pericolo; fastidiosa ed assordante perché inutile e superflua dal momento che i partiti – o meglio, un partito, il PD – ha compreso il messaggio e ha cominciato ad agire per risolvere i problemi.

Da qui le clamorose e scomposte reazioni dei grillini, consci del rischio della loro prossima incalzante inutilità. Tutta lì la questione, semplice semplice.

Francesco Pignotti: @FrancescoPigno

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One thought on “05 febbraio: condanniamo il M5S all’inutilità

  1. @Molinari87 ha detto:

    Mi trovo totalmente d’accorto con questa analisi. Una grande fetta degli elettori grillini ha voluto anzitutto dare un segnale ad una classe politica incapace di cambiare e di cambiarsi. 10 mesi di protesta o poco più ed il M5S sta prendendo coscienza della sua debolezza politica all’interno del Parlamento, della sua profonda incapacità di tradurre sul piano concreto l’istanza di cambiamento di cui è stato vettore alle scorse elezioni. Lasciamo che continui così, creando dall’altra parte una alternativa politica reale e credibile.

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