03 febbraio: l’aborto è un diritto, non un reato

Sabato scorso, in molte piazze spagnole, ma anche italiane, donne e uomini sono scesi in piazza per manifestare contro il progetto di legge proposto dal Ministro della Giustizia del governo Rajoy, Alberto Ruiz Gallardón, riguardo alla controriforma della normativa vigente sull’aborto, varata -tra molte polemiche dei cattolici- dal governo Zapatero nel 2010 e modificante la legge del 1985.

Invece del termine “riforma” ho usato volontariamente quello di “controriforma” proprio per richiamare gli echi tridentini del confessionalismo prestato alla politica, dell’inquisizione spagnola e la decadenza morale dell’Europa meridionale dopo l’età del Rinascimento. Perché, come intitolava El País, con questo progetto di legge si torna indietro di ventotto anni. E, per certi aspetti, si peggiora ancora la situazione.

La nuova legge trasformerà l’aborto da un diritto della donna ad un reato depenalizzato in certi casi (concesso fino alla 14esima settimana in caso di stupro e fino alla 22esima per gravi casi minanti la salute fisica o psichica della donna), in nome di un retorico “diritto alla vita dei non-nati”. Mentre verrà ristabilito l’obbligo del permesso, per le minorenni di 16 e 17anni di abortire previo consenso dei genitori. Infine, verrà eliminata la possibilità di interrompere la gravidanza in caso di feto “malformato”.

Allora, il tema dell’aborto è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Rajoy, che è stato eletto ottenendo una maggioranza assoluta alle Cortes spagnole, dove verrà votata tale legge. Quindi si tratta di un procedimento totalmente democratico, sebbene spinto dalla Chiesa Cattolica che in Spagna respira ancora aria d’inquisizione e franchismo.

Personalmente però trovo meschino continuare a considerare l’aborto come assassinio legale di una persona, di avocarsi la “difesa della vita” (come ha detto il premier spagnolo, o come, per esempio, negli USA i detrattori dell’aborto sono chiamati Pro Life), come se i difensori di tale diritto fossero sacerdoti di morte e distruzione. E la considero anche una controriforma ipocrita, volta a radicalizzare il dibattito in seno all’opinione pubblica per far dimenticare la difficilissima situazione economica in cui versa la Spagna in questi anni, e contro cui il governo sta facendo ben poco.

Le conquiste del progressismo vanno difese, senza se e senza ma. Sennò ci trasformeremo in quelli contrari all’aborto, i “difensori della vita”, che poi ricorrono senza problemi all’uso della pillola del giorno dopo.

Tanto poi basta andare a confessarsi, dire un Padre Nostro ed un Ave Maria, ed le porte del Regno dei Cieli si spalancheranno anche per noi.

Filippo Barbagli – @Filoppo

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3 thoughts on “03 febbraio: l’aborto è un diritto, non un reato

  1. Emanuele ha detto:

    Mi sembra tutto un giro di parole…ma in tutto l’articolo non viene mai spiegato perché l’aborto sarebbe un diritto e perché i termini della nuova legge sarebbero sbagliati; é permesso in caso di stupro e per casi di rischio della madre…in qualsiasi altro caso cosa fa dell’aborto un diritto? Viene ritenuto un assunto a-priori?

    Poi, il diritto alla vita di un essere umano (perché tale é anche il nascituro, che in potenza ha già in sè un codice genetico e tutto ciò che lo farà poi diventare un uomo) non é mai qualcosa di “retorico”.
    Invece di prendere per assodati certi “dogmi laici” bisognerebbe fare uno sforzo di riflessione su queste tematiche, che sono molto delicate e toccano intimamente l’uomo e la sua stessa vita.

  2. Emanuele ha detto:

    Qui un interessante articolo di Lucetta Scaraffia, a proposito dei giovani e dell’attuale dibattito sull’aborto…uno scenario un pò diverso da quello di qualche tempo fa: http://www.osservatoreromano.va/it/news/un-nuovo-scenario#.Uu_rCT0kKSp

  3. #ognimaledettogiorno ha detto:

    1) magari non verrà data una definizione scientifica al diritto all’aborto, ma quella mia personale si evince leggendo l’articolo. Il cui scopo è sottolineare quello che per me è un approccio criminoso ed ipocrita alla faccenda. Dovendo essere dei posts brevi non posso dilungarmi in tutto, la prossima volta che scriverò un articolo ad hoc sulla definizione di diritto all’aborto, la avvertirò con piacere. 2) accusando di dare “assodati dogmi laici” lei si sbaglia, non conoscendomi personalmente non sa assolutamente quali sono i pensieri che mi portano ad assumere certe posizioni 3) appunto sono tematiche delicate ed intime, del corpo della donna, che deve avere sempre l’ultima parola. Non lo stato nè tanto meno una Chiesa composta da gente che non ha figli.
    FB

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