30 gennaio: Aboliamo l’ora di religione e ripristiniamo quella di storia dell’arte

Non sono un amante della falsa retorica del “paese più bello del mondo”, ma è un dato di fatto che l’Italia è una nazione unica al mondo per il suo ricchissimo patrimonio storico-culturale. Ad ognuno di noi capita quasi quotidianamente di vivere, od almeno d’imbattersi, in qualche contesto artistico unico. Siamo il paese con il più alto numero di Patrimoni UNESCO dell’Umanità (49, segue l’infinitamente più grande Cina, con 45 siti). Eppure, da bravi inventori del melodrammi, noi italiani siamo buoni solo a pavoneggiarci di questo aspetto. Per darci un senso di superiorità rispetto agli altri, benché lo stato di conservazione di molti di questi tesori dovrebbe farci provare solo un’enorme vergogna. Basti citare il caso Pompei.

Ma trovo ancora più vergognoso il fatto che nelle nostre scuole, sin dalla riforma Gelmini, la storia dell’arte praticamente non venga più insegnata. In nome dei famosi “tagli”, un’ austerity ante litteram che colpì anche la geografia. Un obbrobrio, considerate anche le scarse competenze geografiche di chi allora sedeva sullo scranno più alto del MIUR.

Dunque i nostri studenti, futuri cittadini attivi, non acquisiscono le capacità interpretative di ciò che li circonda, ed allora non sono neanche stimolati alla ricerca ed alla tutela di tale patrimonio artistico.

Il fatto più raccapricciante è che materie fondamentali come la storia dell’arte, la geografia e l’educazione civica, non vengano più insegnate in questo paese alla rovina. Però la celebre ora di religione cattolica viene ancora tutelata. Alla faccia della laicità dello Stato.

L’IRC, introdotto con i fascisti Patti Lateranensi, facoltativo dal Concordato del 1984 (che lo estese alla materna), è lo strumento di indottrinamento della Chiesa Cattolica. Fino al 2004 gli insegnanti erano scelti scandalosamente dalle curie locali senza alcun controllo statale, oggi il 70% deve passare il concorso per diventare insegnante di ruolo. Ma tutti vengono pagati a spese dello Stato Italiano, che non finanzia però i progetti per le “ore alternative” né gli insegnamenti di altre religioni. Così, almeno 1,25 miliardi di € pubblici sono spesi per baciare la pantofola del papa.

Inoltre, spesso, tra orari infami e crediti obbligatori, non c’è reale possibilità di scelta per gli alunni.

Perché non aboliamo l’ora di religione dalla scuola pubblica, e reintroduciamo l’insegnamento della storia dell’arte e della geografia? Sarebbe molto più utile per il futuro di questo paese, più laico, e più rispettoso di tutti. Senza dimenticare che l’insegnamento della religione cattolica dovrebbe rimanere prerogativa degli oratori parrocchiali, dove il catechismo è una realtà consolidata e spesso portata avanti da persone motivate e non parassiti statali. Quindi, l’IRC continuerebbe, ma solo nelle parrocchie.

 

Filippo Barbagli – @Filoppo

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