13 gennaio: alberi e twitter (e guerre)

Alcune settimane fa ho aperto un post dal titolo promettente – 2013: War by the numbers – aspettandomi cifre e fatti sui vari conflitti che si sono succeduti nell’anno. Sono rimasto molto deluso: il post parlava esclusivamente del conflitto siriano, lasciando intendere al lettore sprovveduto che si tratta dell’unica guerra in corso (se vi pare strano, a ragione, e vi ricordate Afghanistan, Mali, Sudan, Sud Sudan, Somalia, RDC e altri, potete quantomeno rinfrescarvi la memoria qui). Alcuni giorni fa, invece, ho appreso con preoccupazione che, data la rischiosità – quindi impossibilità – di avere cifre certe, l’ONU smetterà di aggiornare il conto delle vittime della guerra in Siria, dopo che l’attenzione dei media (in particolare nostrani) già era scemata da tempo.

Nell’epoca virtuale la popolazione mondiale è potenzialmente la più informata e connessa di sempre; nell’epoca virtuale, però, l’informazione passa attraverso pochissimi snodi cruciali: reti giornalistiche rispettate e il web 2.0 (con Twitter che la fa da padrone). Nell’epoca virtuale, se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente, nessuno ne posta il video su Youtube e non diventa #TT, allora davvero l’albero non ha fatto rumore.

E se anche di rumore ne ha fatto, tre giorni dopo non lo si ricorda più.

@Admancinelli

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